Sono innumerevoli gli esempi di cui potremmo valerci per spiegare meglio l'urgenza che ci spinge a portare all’attenzione di tutti che l’agire individuale consapevole è la vera necessità, per affrontare il fenomeno dell’inquinamento mondiale e difendere la nostra Terra. L'effetto sul mare, culla della vita, c'è sembrato uno dei più sconvolgenti e meno conosciuti risultati del nostro agire inconsapevole quotidiano.
A partire dagli anni '50 si è formato nell'Oceano pacifico il Pacific Trash Vortex, un'isola di rifiuti di plastica - bottiglie bicchieri cucchiaini cannucce ciabatte giochi involucri e buste di plastica, e tutto quanto altro l'uomo produce in questo materiale –profonda 30 metri e di un diametro variabile tra le dimensioni del Texas e quella degli Stati Uniti a seconda del momento di corrente. Si tratta di una vera e propria isola galleggiante di plastica, costituita di un nucleo solido, compatto e circondata del cosiddetto minestrone, meno compatto ma molto più vasto, fatto principalmente di frammenti e filamenti di plastica. Scoperta negli anni ’70 da Charles Moore, si trova in mezzo all'Oceano Pacifico, intorno alle Hawai -a Nord Est e a Nord Ovest – ed è stata denominata “The Great Pacific Garbage Patch”. E’ la prima e più famosa isola di spazzatura scoperta, formata a causa della convergenza di quattro correnti oceaniche nel “North Pacific Subtropical Gire” o “Vortice subtropicale del nord pacifico”.
Tra il febbraio e l'aprile 2010, l'oceonografa Kara Lavander Law, ha rivelato al mondo l'esistenza di un'altra isola, di dimensioni simili, nell'Atlantico in prossimità dei Sargassi e ormai appare chiaro ai ricercatori che è possibile l'esistenza di isole simili in tutti i punti oceanici in cui le correnti convergono nello stesso modo: 2 isole provate, 5 isole di rifiuti plastici probabilmente presenti nei nostri oceani.
Le sconfinate zattere di rifiuti plastici alla deriva crescono e si espandono di anno in anno e le gigantesche discariche sono formate principalmente da mono-filamenti di plastica e polimeri che si inabissano per una profondità che va dai 10 ai 30 metri. Il danno per l'ecosistema oceanico è abnorme. Considerando che gli studi rivelano la presenza di micro particelle di plastica in misura 6 volte maggiore rispetto al plancton. Possiamo quindi dire che siccome i pesci si cibano più di plastica che di plancton, questo per la catena alimentare accade anche a noi!
Il tema dei rifiuti è diventato sempre più centrale nelle agende politiche dei governanti nel Mondo, ma noi cittadine e cittadini, consumatrici e consumatori (sigh!), oltre a differenziare con attenzione e a considerare i materiali che scartiamo una fonte, una materia prima per la produzione di qualche altro oggetto utile, dovremmo in primo luogo stare attenti a ciò che acquistiamo. Perché l'acquisto di prodotti confezionati da involucri su involucri, le monoporzioni in formato famiglia, le buste che contengono altre buste poi dei cartoncini e ancora altre bustine, frutta o verdura confezionate in cellofan e polistirolo, sono un surplus che comporta un pesantissimo costo ambientale.
Surplus che diventa rifiuto, che inevitabilmente in quantità variabile finisce nei nostri mari e alla fine ancora inevitabilmente ritorna a noi come cibo. Dei circa 100 miliardi di chilogrammi di plastica prodotti ogni anno, il 10% (10 milioni di tonnellate) sistematicamente finisce nelle acque superficiali; il 70% di questo (7 milioni di tonnellate) tenderà a depositarsi sui fondali degli oceani e la restante parte (3 milioni di tonnellate) continuerà a galleggiare per centinaia di anni creando immensi squilibri nell'ecosistema oceanico. Ogni anno. Con una tale quantità di rifiuti scarsamente biodegradabili, la vita degli animali marini è seriamente minacciata così come evidentemente e di conseguenza la nostra.
Di fronte a una catastrofe di questo genere possiamo sentirci sopraffatti ed impotenti. In realtà ognuno di noi può e deve fare qualcosa nella vita di tutti i giorni per arrestare la "semina della plastica" nel mare (e nella terra), per esempio "semplicemente" scegliendo di acquistare prodotti e alimenti non confezionati nella plastica.
Per fortuna siamo in tanti, a cercare una soluzione, a condividerne già alcune (petizione per abolire la produzione di plastica da petrolio http://www.change.org/petitions/ban-plastic-coming-from-petroleum) e ad inventarne altre (Boyan Slat a Tedx 'How the Ocean can clean themeselves)
Ognuno di noi può fare la differenza, partendo da conoscenza, consapevolezza e comportamento responsabile! Quindi osserviamo i nostri comportamenti di acquisto e consumo ed ammettiamo che ognuno di noi con le sue abitudini concorre nel creare il problema, forse da qui si può partire per trovare una soluzione…Intanto tutti insieme andiamo a "pulire un pezzettino di mondo" il 5 maggio... un tratto di spiaggia del litorale laziale.... prestissimo vi diremo dove!
LEI – Donne in Movimento
